Un milione di anni
fa, nell’area attualmente occupata dalla pianura
padana, si trovava un mare delimitato dai rilievi alpini
ed appenninici. L’erosione provocata dalle piogge
iniziò a far depositare detriti sul fondale marino.
Nel frattempo, circa 400.000 anni fa, la crescita dei
ghiacciai provocata dalle glaciazioni contribuì
ad accelerare questo processo.
20.000 anni fa, al culmine del periodo glaciale, le
acque del mare si trovavano circa 100 metri più
in basso rispetto al livello attuale. Di conseguenza,
quello che prima era il fondo del mare emerse e divenne
una pianura alluvionale estesa fino all’altezza
di Ancona. All’epoca il Po ed i suoi affluenti
erano corsi d’acqua poco profondi, larghi alcuni
chilometri e senza un alveo ben definito. Il loro percorso
attraversava una pianura alluvionale con una vegetazione
simile a quella attualmente presente nel nord della
Scandinavia. Con la fine delle glaciazioni,18.000 anni
fa le temperature risalirono portandosi a livello simili
a quelli attuali ed anche il livello del mare risalì
e tornò ad impossessarsi di parte del territorio
emerso.
Con il passare del tempo, l’aspetto del territorio
padano si avvicinò sempre più a quello
attuale. 5.000 anni fa, ad esempio, la linea costiera
si trovava circa 10-15 km all’interno rispetto
ad oggi. L’opera di deposito del Po prosegue senza
sosta. I detriti trasportati dal Po fanno avanzare il
delta di qualche decina di metri l’anno.
Nel corso dei secoli, il Po ha cambiato
il suo percorso ma anche il suo nome. Per gli antichi
greci, il Grande Fiume era l'Eridano, presso gli antichi
Liguri era invece chiamato Bodinco. Con la conquista
dell'Italia settentrionale da parte dei Galli, infine,
assunse il nome celtico Padus.
Il Grande Fiume rappresenta da sempre una grande
risorsa per le popolazioni del nord Italia, che hanno
cercato di controllarne le acque per utilizzarle per
le proprie attività. In quest'ottica, gli eventi
di maggior rilievo sono quelli dove più si
esplica la lotta fra l'uomo e le forze della natura:
le piene.
Sin dall'antichità si è cercato di
costruire argini per sottrarre terreno alle paludi
e dare al Po ed ai suoi affluenti un corso ben definito.
Dopo la fine del periodo romano, durante il quale
erano state effettuate mirabili opere di bonifica,
il degrado che caratterizzò l'alto medioevo
permise ai boschi ed alle aque stagnanti di reimpadronirsi
di buona parte del territorio. Fu solamente intorno
all'anno 1000 che si riprese a costruire argini, che
però erano isolati. Fu solamente nel 1479 che
le operazioni di arginatura furono completate ed il
corso del Po fu ricondotto ad un solo alveo.
Nonostante gli sforzi degli abitanti della pianura
padana, nel '500 il Grande Fiume ruppe ripetutamente
gli argini (ben tre volte nella sola zona di Carbonara)
e causò molti danni. Le guerre che colpirono
il mantovano nel '600 e nella prima metà del
'700 portarono ad un abbandono delle opere di bonifica
e questo rese ancora più frequenti le alluvioni.
In tempi più recenti, nel basso mantovano
sono da ricordare le drammatiche rotte del Po del
1771 (tra Carbonara e Sermide) e del 1839 (due volte
a Bonizzo nel giro di due mesi). Dopo l'unità
d'Italia si effettuarono ulteriori lavori che sostanzialmente
portarono il fiume ad assumere il corso attuale. Nel
carbonarese, ad esempio, nel 1870 si spostò
l'argine maestro verso nord creando quella che è
l'attuale golena.
Le ultime grandi rotte nel basso mantovano risalgono
proprio a quel periodo.Il 23 ottobre 1872 il Po ruppe
gli argini a Revere creando una breccia di 250 metri.
A causa delle piogge insistenti, il fiume tornò
ad allagare le campagne anche nel mese di novembre
e a dicembre. Il 4 giugno 1879, infine, un fontanazzo
creò una breccia di 30 metri a Borgofranco.
La rotta si allargò rapidamente e distrusse
300 metri di argine. Senza trovare più alcun
ostacolo, le acque si riversarono nei campi dove distrussero
i raccolti ormai maturi.
Da allora le piene principali si ebbero nel 1951,
con la terribile alluvione del Polesine, nel 1994,
quando a finire sott'acqua furono ampie zone del Piemonte,
e nel 2000, quando il livello del fiume battè
ogni record causando ingenti danni lungo tutto il
suo corso.
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