Ci sono eventi che,
per l’importanza, l’emozione suscitata o
la drammaticità, rimangono nella memoria collettiva
di un’intera generazione. La piena del 1951, che
culminò nell’alluvione del Polesine, è
sicuramente uno di questi. È la piena dei nostri
nonni, il metro di paragone di tutte quelle successive,
una storia che chi vive in riva al Grande fiume si è
sentito raccontare in mille occasione ed ogni volta
con nuovi aneddoti legati alle esperienze personali
di ogni singolo testimone.
Le storie legate a quei terribili giorni di novembre,
per quanto spesso apparentemente ingigantitesi negli
ormai oltre 50 anni di distanza, sono in realtà
in buona parte veritiere. Mai, da quando si iniziò
a raccogliere dati, le acque del Po avevano fatto raggiunto
livelli simili. Mai, negli ultimi secoli, una piena
aveva causato danni così ingenti.
Il processo che portò ad un evento di tali dimensioni
ebbe inizio alcuni mesi prima. Nel periodo compreso
fra l’agosto e l’ottobre del 1951, infatti,
abbondanti precipitazioni sulle Alpi occidentali e sugli
appennini contribuirono a ridurre la capacità
di assorbimento del terreno. Poi, tra il 7 ed il 13
novembre, due perturbazioni distinte, la prima di origine
atlantica e la seconda proveniente dall’Africa
settentrionale, provocarono diffuse ed intense piogge
su tutta l’Italia. In quei giorni, sull’intero
bacino del Po caddero 17 miliardi di metri cubi d’acqua
(la quantità che mediamente viene accumulata
in sei mesi), ai quali si aggiunsero quelli generati
dallo scioglimento delle nevi per le alte temperature
dovute a venti meridionali.
I primi gravi allagamenti si verificarono il 12 novembre
nell’Oltrepo pavese, nel cremonese e nel piacentino.
Mercoledì 14 novembre, la pressione della piena
dell’affluente Crostolo, non ricevuta dal Po,
ruppe gli argini a poche centinaia di metri dal punto
di confluenza, in corrispondenza di Gualtieri (Re).
Il riflusso del Po fu violentissimo e l’intera
cittadina fu allagata.
Nei giorni successivi l’onda di piena procedette
inesorabile verso valle. Nella notte tra il 14 ed il
15 novembre si verificarono le prime tracimazioni nel
rodigino, a Paviole e ad Occhiobello. La forza delle
acque, ormai incontenibile, forzò gli argini
provocando una rotta tremenda ed allagando tutta la
provincia di Rovigo ed una parte di quelle di Mantova
e Venezia. Nella notte del 18 novembre venne dato l’ordine
di evacuare Rovigo. La stessa sorte toccò ad
Adria, Cavarzere e Loreo, che vennero completamente
allagate il 19 novembre. La piena si scaricò
finalmente in mare martedì 20 novembre. Complessivamente
si registrarono 88 vittime e migliaia di persone persero
tutto.
Nel solo Polesine si contarono:
900 case distrutte
300 case danneggiate
38 comuni invasi dalle acque
160 mila persone costrette a lasciare la propria terra
113 mila ettari di terreno coltivato invasi dalle acque
del Po
300 ettari di terreno coperti da uno strato di sabbia
alto 2m
4500 bovini perduti
150 equini dispersi
7800 suini travolti dalle acque
700 ovini e caprini morti
1 milione di quintali di fieno di foraggio perduti
60 Km di argini distrutti
52 ponti distrutti.
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