Sulle acque del
Grande fiume è passata la Storia. Ma sulle sue
sponde si sono svolte anche molte vicende che, tramandate
di generazione in generazione, si sono trasformate in
miti e leggende. E se spesso il tempo è sufficiente
a creare racconti fantastici, la nebbia e i paesaggi
della pianura hanno sicuramente contribuito a dar vita
a personaggi che appartengono più alla fantasia
che alla realtà.
IL MITO DI FETONTE
Figlio di Apollo e della ninfa Climene, secondo la mitologia
greca Fetonte fu allevato senza sapere l’identità
di suo padre. Quando finalmente scoprì la verità,
il giovane partì alla ricerca di Apollo e, arrivato
al suo palazzo, si presentò. Il padre fu entusiasta
di conoscerlo e gli promise che avrebbe esaudito il
suo più vivo desiderio. Il ragazzo chiese di
poter guidare il carro del Sole per un giorno. Apollo
cercò di dissuaderlo ma non ci riuscì
e così, a malincuore, gli concesse di farlo.
Il giovane però non possedeva la forza necessaria
per condurre i cavalli alati del padre e perse il controllo,
facendo avvicinare troppo l’astro alla terra,
che si incendiò. Quest’ultima lanciò
un urlo di dolore che arrivò fino a Zeus, il
quale fermò Fetonte colpendolo con un fulmine.
Il ragazzo precipitò senza vita fra le acque
del fiume Eridano, il Po. Secondo la leggenda le sue
sorelle, accorse sulle rive, piansero così tanto
che gli dei, impietositi, le tramutarono in pioppi.
I DRAGHI DEL LAGO GERUNDO
In un tempo lontano, quella che oggi è una fertile
pianura era ricoperta dalle acque. Poco profondo e acquitrinoso,
infatti, il lago (o mare) Gerundo occupava parte dell’attuale
territorio tra la bergamasca meridionale e il nord della
provincia di Cremona, estendendosi per circa 35 chilometri
da est a ovest e 50 chilometri da nord a sud. La sua
esistenza è testimoniata da diversi documenti
di epoca romana e, soprattutto, dai racconti del monaco
Sabbio, che nel 1110 d. C. parlò di torri, le
cui rovine sono sopravvissute sino ai giorni nostri,
dotate i anelli per l’ormeggio delle barche.
Formato dalle esondazioni di alcuni
affluenti del Po, come l’Adda, l’Oglio,
il Serio e il Lambro e da risorgive di provenienza sotterranea,
questo specchio d’acqua era abitato da molte specie
di animali e, a quanto si dice, da alcune creature spaventose
che gli abitanti dell’epoca chiamavano “draghi”.
Questi esseri, simili a grandi serpenti e dotati di
un alito pestifero, furono avvistati in più occasioni
ed erano temuti dalle popolazioni che vivevano lungo
le rive del Gerundo. Quella che oggi potrebbe apparire
come una leggenda, nel Medioevo era considerata da molti
una realtà, tanto che, a quanto pare, alcuni
centri abitati si dotarono di una cinta muraria per
proteggersi dai mostri lacustri.
A dare maggiore credito agli avvistamenti
dei draghi, furono i ritrovamenti di alcuni reperti
ossei. In più occasioni, nei pressi del lago,
furono rinvenute lunghe ossa, che la popolazione considerò
come parti degli scheletri dei terribili mostri acquatici.
Alcune delle ossa raccolte intorno al Gerundo, conservate
in chiese della zona, sono giunte fino a noi: si tratta
generalmente di lunghissime costole di animale, lunghe
anche 260 cm.
Su questi ritrovamenti, ovviamente, fiorirono le leggende.
Una delle più note riguarda Tarànto, un
enorme serpente acquatico che, in epoca medievale, terrorizzava
gli abitanti di Lodi. Su questo mostro esistono numerosi
racconti: alcuni narrano che ad ucciderlo fu San Cristoforo,
secondo altri fu Federico Barbarossa. In tutte le vicende,
però, alla sua morte seguì il ritiro delle
acque del lago. Il periodo, in effetti, coincise con
l'intensificazione delle opere di bonifica: nel giro
di alcuni decenni, con il Gerundo scomparvero anche
i mitici draghi che lo abitavano.
Sulla fondatezza dei racconti sui mostri del lago Gerundo,
è comunque lecito avanzare molti dubbi. Se è
possibile escludere con facilità l’esistenza
di draghi nelle paludi padane, ben più complicato
è stabilire l’origine di questi miti. Nella
maggior parte degli avvistamenti, probabilmente, si
trattava di grossi pesci, come gli storioni. Secondo
gli studi dei naturalisti, molte delle ossa ritrovate
appartenevano invece ad animali preistorici, come i
mammuth. Per il resto, un ruolo di rilievo è
stato sicuramente giocato dall’ignoranza, dalla
superstizione e – perché no? – dagli
scherzi di qualche buontempone.
(fonti: www.comune.paullo.mi.it
www.criptozoo.com
www.parchi.regione.lombardia.it
www.parcoaddasud.lombardia.it)
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