INCIPIT
Ci fu un tempo nel quale sulle terre intorno al grande
fiume regnava la contessa Matilde, figura straordinaria
che resse le sorti di parte dell’Italia centro
settentrionale tra la seconda metà dell’XI
secolo ed i primi anni del XII. Un personaggio femminile
il cui mito è tra i più popolari della
nostra storia; emergendo ancora intatto dal profondo
Medioevo, la sua presenza aleggia sulle rocche e sulle
pievi della grande pianura. Donna fiera e religiosissima,
seppe districarsi tra le complesse vicende che vedevano
opporsi l’Imperatore ed il Papa. Matilde concesse
terre e privilegi per edificare pievi negli angoli più
sperduti dei suoi vasti territorî, ed anche queste
nostre terre di confine conservano notevoli vestigia,
come la parrocchiale di Felonica e la chiesa della S.
Croce in località S. Croce, appunto; anche Carbonara,
nel suo nucleo originario (zona absidale), conserva
l’impianto e l’orientamento classico di
queste pievi sorte nell’XI secolo.
“In un documento del 1777 dell’archivio
parrocchiale di Carbonara si legge: Questa chiesa è
antichissima, né si sa quando sia stata edificata.
Si crede una di quelle antiche della famosa Matilde.
Da queste notizie si può intravedere non solo
la nascita della pieve, ma anche gli albori del piccolo
comune rurale cresciuto intorno ad essa. Infatti qui
è la vera genesi della comunità carbonarese:
una piccola pieve in mattoni, forse dipendente dal monastero
di Felonica, attorniata da modeste magioni di legno,
nelle quali le famiglie ed i clan si stringevano attorno
al focolare, mentre tutt’intorno era il regno
del bosco e dell’acqua”.
È proprio a queste oscure e lontane esistenze
che va il nostro pensiero, umili figure di uomini che
la storia non conosce. Conducendo una vita dura, dibattuta
tra miseria e sofferenze, chini sulla terra, in giorni
tutti uguali, potevano comunque sognare l’apparire
della gran Contessa e della sua corte itinerante.
Come viatico a questa realtà immaginata offriamo
alcuni versi di Adriano Moi, principale animatore della
contrada di Carbonara.
Per regalare un sogno, un sogno ad occhi
aperti,
A questa gente semplice, a queste nostre terre,
Che forse ma non certo, Matilde non ebbe mai a vedere,
Che noi di Carbonara con garbo e convinzione
Si va a rappresentare la regal situazione.
Chi vuole ognor sognare e mistero non ne fa
Ci segua senza indugio nelle magiche sequenze
Lo possiam rassicurare, certo non si pentirà.
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