La fiera senza la commedia non è
la fiera. E commedia, a Carbonara, si dice “Al
Batel”, la nota e pluridecorata compagnia di teatro
dialettale che anche quest’anno, in occasione
della Sagra di Ferragosto, proporrà uno dei suoi
tanti successi. Il 16 Agosto, infatti, sarà la
volta di “Na not al nit club”, divertente
rappresentazione scritta da Aldo Baraldi. Per l’occasione,
abbiamo intervistato uno dei componenti storici dell’Al
Batel, Luigia Barbi.
_Signora Barbi, Al Batel ha alle spalle una
lunga storia e a Carbonara è una vera e propria
istituzione…
_Effettivamente penso si possa dire che siamo una delle
molte realtà attive del paese. Sono ormai passati
quindici anni dal nostro debutto, avvenuto nel Febbraio
1988, e da allora ci siamo tolti molte soddisfazioni.
_Cosa è cambiato in tutto questo tempo?
_Innanzitutto è cambiata la composizione della
compagnia: ora siamo in sette ma sono molte le persone
di Carbonara che, anche per una sola volta, hanno preso
parte ai nostri spettacoli. In secondo luogo sono diverse
le commedie che rappresentiamo: all’inizio si
trattava soprattutto di opere scritte trenta-quaranta
anni fa poi siamo passati a quelle scritte da Augusto
Morselli e, infine, oggi l’autore dei nostri spettacoli
è un carbonarese, Aldo Baraldi.
_Aldo Baraldi che ha scritto anche “Na
not al nit club”, la pièce che interpreterete
nel corso della Fiera; può presentarcela?
_Si tratta di una storia molto divertente che vede coinvolte
due famiglie di amici che vivono nello stesso condominio.
Una delle due donne di casa si insospettisce e teme
che il marito, invece di andare al lavoro, passi le
sue notti al Night Club (il “nit club” del
titolo). Su consiglio dell’amica vicina di casa,
decide di recarsi nel locale per vedere se c’è
il marito e laggiù, a causa di vari equivoci,
le accade di tutto. È uno spettacolo che abbiamo
già presentato a Carbonara tre anni fa, che è
stato rappresentato quindici volte e che ha avuto molta
fortuna. I temi trattati sono un po’ insoliti
per una commedia dialettale e proprio questo rende il
tutto molto originale.
_Cosa si prova a recitare nel proprio paese?
_Sicuramente è tutto molto più facile.
Quando facciamo uno spettacolo a Carbonara giochiamo
in casa e abbiamo un pubblico composto da amici e quindi
meno esigente. Spesso basta apparire sulla scena in
costume per scatenare l’ilarità generale
e inoltre alla gente piace vedere all’opera qualcuno
che conosce. È anche per questo motivo, oltre
che per il legame con il paese, che tutte le prime delle
nostre commedie sono state fatte qui.
_L’unica eccezione è rappresentata
da “I besi in da mia la felicità”,
la rappresentazione con la quale avete conquistato il
premio “Merlin Cocai”…
_In quel caso è stato il regolamento della manifestazione,
che impone di presentare opere inedite, a costringerci
a fare un’eccezione alla regola. Comunque ne è
valsa la pena perché abbiamo vinto e lo spettacolo
ha avuto tantissima fortuna: lo abbiamo interpretato
più di venti volte e la prossima sarà
il 1° Settembre a Castelnuovo Bariano.
_E’ difficile trovare opere inedite nell’ambito
della commedia dialettale?
_La maggior parte delle rappresentazioni in dialetto
risale agli anni ’50-’60. Si tratta però
di testi che raccontano un mondo contadino ormai molto
lontano e che lasciano poco spazio alle variazioni presentanto
sempre le stesse opposizioni fra ricchi e poveri. Fortunatamente
negli ultimi anni sta nascendo una nuova generazione
di autori che sta introducendo nuovi temi. Con noi,
ad esempio, lavora Aldo Baraldi che ha molto talento
e ha scritto alcune commedie anche per il Lions Club
di Ostiglia.
_Recitare è una passione che richiede
molto impegno…
_In effetti il tempo necessario a preparare uno spettacolo
è tanto però le emozioni che si provano
calcando la scena sono impagabili. A teatro si fa tutto
dal vivo e non c’è alcun margine di errore,
non ci si può permettere di sbagliare. Questo
è importante perché spinge ad essere sempre
concentrati e a dare il massimo, soprattutto quando
si recita in un teatro al chiuso dove il pubblico è
attento e non ha distrazioni. È vero: serve impegno
e nel corso degli spettacoli si è in preda all’agitazione
però questo regala quelle sensazioni bellissime
che sono spingono a continuare con grande entusiasmo. |